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Patent box: il rilancio dopo i 5 anni

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Finisce nel 2019 il primo periodo di utilizzo Chance per aderire all’agevolazione, ed è già ora di pensare al suo rinnovo.

Di cosa si tratta?

Il patent box, consente ai soggetti titolari di reddito d’impresa, che esercitano attività di R&S, di beneficiare della parziale detassazione dei redditi, derivanti dallo sfruttamento di determinati beni immateriali. L’opzione per beneficiare di tale regime di tassazione agevolata ha una durata di 5 anni, irrevocabile e rinnovabile.
Il rallentamento nella stipula degli accordi finalizzati alla determinazione del reddito agevolabile ha fatto scendere un po’ in secondo piano un’agevolazione che resta vantaggiosa.
Senza contare che il decreto Crescita punta a permettere ai contribuenti di accedere all’agevolazione tramite la determinazione diretta del beneficio, rinviando a un momento successivo il confronto con il Fisco.

L’esclusione dei marchi dal Patent Box

La disciplina originale è stata modificata con il decreto legge 50/2017, che ha eliminato i marchi dalla categoria dei beni immateriali agevolabili dato che, questi beni intangibili, non sono frutto di ricerca e sviluppo e si potrebbero prestare maggiormente a pratiche elusive di delocalizzazione dei redditi ad essi riferiti dai Paesi dove sono stati generati, verso altri Paesi con fiscalità agevolata. Per questo motivo l’Italia si è allineata alle raccomandazioni Ocse.
Le statistiche delle Finanze sulle dichiarazioni Ires e Irap dell’anno di imposta 2016 evidenziano però un interesse crescente verso lo strumento Patent Box, risultati che confermano il successo della misura e ne giustificano l’interesse delle imprese.

La convenienza dell’adesione

Tuttavia oggi, i contribuenti che intendono aderire al regime, si trovano a valutarne la convenienza alla luce di vecchie e nuove caratteristiche: l’esclusione dei marchi comporterà inevitabilmente un maggior interesse verso software protetti da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, know-how, anche tra loro complementari.

L’adesione continuerà a richiedere la realizzazione di una serie di adempimenti e formalità con i conseguenti oneri amministrativi e professionali oltre agli eventuali costi per mantenere un adeguato sistema di tracking and tracing.
Dovranno quindi valutare questa possibilità le imprese che con la loro attività di R&S sviluppano intangibili in grado di generare ricchezza e quindi margini significativi.

Come stimare la marginalità?

Per la determinazione del reddito attribuibile al bene immateriale nell’ambito del regime di patent box, la circolare 11/E del 2016 identifica come preferibile il metodo CUP del confronto del prezzo e, qualora questo non risulti applicabile in maniera affidabile, il metodo RPS risulta il più appropriato.

  • Metodo Cup
    Il reddito agevolabile si basa sull’analisi di transazioni realizzate da soggetti indipendenti aventi ad oggetti beni comparabili ed è pari alla differenza tra il canone ottenuto dall’applicazione del tasso di Royalty di mercato ai ricavi identificati, e i costi diretti e indiretti fiscalmente rilevanti, sostenuti per lo sviluppo, mantenimento e accrescimento dell’intangibile agevolabile.
  • Metodo Rps
    Spesso utilizzato per l’impossibilità di individuare transazioni comparabili, assume, invece, di isolare il reddito attribuibile alle funzioni cosiddette “routinarie” dal risultato economico dell’impresa, consentendo per differenza la determinazione dell’utile o perdita residua derivante dall’utilizzo dei beni intangibili.

Il beneficio finale si sostanzia in una variazione in diminuzione del 50% della quota di reddito agevolabile, pari al prodotto tra il contributo economico dell’intangibile e il nexus ratio (rapporto tra i costi di R&S e le spese complessive sostenute per l’intangibile da agevolare). Da non dimenticare, tra l’altro la possibilità prevista per le Pmi di godere di una procedura semplificata.

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